“Russo? Incontralo, è ben inserito”. Acquisiti gli sms di Lotti a Emiliano

Consip, il governatore sentito dai pm. Il ministro: la verità verrà a galla
ANSA

Testimone
Michele Emiliano, governatore della Puglia e candidato alle primarie del Pd, è stato ascoltato a proposito degli sms ricevuti da Luca Lotti e Tiziano Renzi


Pubblicato il 30/03/2017
Ultima modifica il 07/04/2017 alle ore 02:31
roma

A un mese dalle primarie del Pd tiene ancora banco la vicenda degli sms che Luca Lotti, e il padre di Renzi, Tiziano, hanno inviato a Michele Emiliano. A consegnarli, nelle mani del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e del pm Mario Palazzi, è stato proprio il destinatario. Il governatore della Puglia, candidato alle primarie contro Renzi, si è presentato in procura a Roma ed è stato ascoltato come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta Consip che ha già portato all’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo. 

 

Con i nomi di Lotti e Tiziano è stato evocato anche un altro inquisito, l’imprenditore farmaceutico Carlo Russo, intimo amico della famiglia Renzi: di lui si parla negli sms consegnati da Emiliano. Il primo, che risale a ottobre 2014, è indirizzato dallo stesso ex magistrato a Lotti: «Conosci un certo Carlo Russo che sta venendo a Bari a sostenermi dicendo che è amico tuo e di Maria Elena Boschi?». Lotti risponde laconico: «Lo conosciamo». «In che senso? Lo devo incontrare o lo devo evitare?», domanda a quel punto Emiliano all’allora sottosegretario, che replica: «Ha un buon giro ed è inserito nel mondo della farmaceutica. Se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo». Comunque l’incontro tra Russo e Emiliano poi non ci fu, almeno a quanto dice quest’ultimo. E nel febbraio del 2015, il padre del premier scrive a Emiliano di trovarsi a un convegno a Bari a due passi da casa sua, «possiamo incontrarci?», domanda. Ma il governatore è fuori città e così non ha mai saputo il perché di quella richiesta. Da parte sua Lotti ostenta tranquillità: «Conosco la verità, alla fine verrà a galla». 

 

Intanto al Senato è stata depositata la mozione che vede come primi firmatari Andrea Augello e Gaetano Quagliariello (Idea) per rimuovere l’ad di Consip Luigi Marroni, coinvolto (ma non indagato) nell’inchiesta. Hanno firmato senatori di tutti i partiti, fatta eccezione per il Pd e i bersaniani di Mdp. Augello ha raccolto 73 firme, sufficienti per far scattare la procedura d’urgenza e portare la mozione al voto entro 30 giorni. I bersaniani la voteranno? Per ora non sciolgono la riserva. «Per noi la questione è politica», dice Miguel Gotor. «Il segno dell’arroganza del potere è che entrambi, Lotti e Marroni, rimangano al loro posto pur accusandosi a vicenda. Uno dei due mente, ma tutti e due si sentono garantiti da Renzi». 

 

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