Bangkok, storico nei guai per lesa maestà. Ha messo in dubbio una battaglia del 1593

La giunta militare accusa l’84enne Sivaraksa: ora rischia 15 anni di carcere


Pubblicato il 11/10/2017
chennai (tamil nadu)

A riscrivere la storia, o a valutarla con i crismi delle prove concrete, si rischia di finire i propri giorni dietro le sbarre. Si dice che controllando il passato si domina il futuro, e quindi la materia scotta poiché si tratta di quell’arma pericolosa chiamata potere. Lo sta scoprendo sulla sua pelle un rispettato intellettuale e critico thailandese di 84 anni che due giorni fa è stato costretto a presentarsi di fronte a un tribunale militare per rispondere di accuse che potrebbero costargli 15 anni di carcere, la pena prevista in Thailandia per ogni singolo caso di lesa maestà. 

A dire il vero, la legge sulla lesa maestà è molto specifica nel difendere l’onore del sovrano «in carica». Ma Sulak Sivaraksa è invece sotto accusa per aver osato mettere in dubbio una storia che risale al 1593. Si tratta di una leggendaria battaglia che il re thailandese Naresuan scatenò per sconfiggere un principe birmano in groppa a pachidermi da combattimento irti di lance e conquistare così il regno di Ayutthaya. 

 

La critica, peraltro, risale all’ottobre di tre anni fa quando, in un dibattito all’Università di Thammasat, l’anziano Sivaraska osò mettere in dubbio l’accuratezza storica dell’eroismo dell’antico monarca che nel 2014 veniva celebrato con un film propagandistico sponsorizzato dalla giunta militare appena salita al potere. Lo storico si limitò a chiedere se la battaglia elefantina non possa essere in realtà un mito apocrifo e invitò «a non credere facilmente a queste cose, per non esser preda della propaganda». 

 

Per queste parole viene invocato l’articolo 122 del codice penale che proibisce di diffamare, insultare e minacciare il re, la regina e l’erede al trono in carica. A causa di quest’articolo, un operaio 27enne è stato processato per aver postato un commento sarcastico sul cane del precedente re, Bhumipol, a cui il monarca aveva dedicato francobolli e un libro, essenzialmente per far capire che un buon suddito dev’essere leale e umile proprio come il cagnolino Tongdaeng. 

 

Ma la lista è lunga. Sono 93 i casi di lesa maestà in Thailandia che coinvolgono 138 persone processate da quando la giunta è al potere. Tra queste anche l’ex premier Thaksin Shinawatra, fratello dell’ultima primo ministro, Yingluck. Entrambi latitanti. E c’è chi è in carcere per aver messo un «like» a un video poco decoroso dell’attuale re Maha Vajiralongkorn, che verrà incoronato ufficialmente dopo il funerale-evento del padre, tra il 25 e il 29 ottobre. Inizierà così, è evidente, un periodo di ancor più stretta collaborazione tra la giunta militare golpista e il monarca più ricco del mondo, nel regno con la più severa legge per lesa maestà del globo. 

 

L’episodio dello storico che mette in dubbio il mito del re e dell’elefante si unisce a un trend globale di un’epoca in cui molti miti vengono messi in discussione da un’iconoclastia dilagante. E la giunta militare l’ha capito benissimo. Ridicolizzare l’agiografia dei re del passato fa capire quanto irrazionale sia la mitologia stessa della monarchia del presente. Ed è per questo che la maestà si sente lesa: chi svela che il re è nudo fa crollare un’intera realtà. 

 

Il riesame dei simboli del passato e del loro ruolo nel presente è dilagante. E questo può essere un bene, e un male. Ci sono esempi nella religione, con i taleban dell’Afghanistan e le statue del Buddha o l’Isis con il patrimonio culturale siriano, ma anche casi più recenti in politica, come il disarcionare statue dei generali confederati nel Sud degli Stati Uniti, o la protesta contro Cristoforo Colombo, accusato in America d’essere solo un massacratore di indigeni.  

 

E per finire, ora c’è chi, dalle pagine del «New Yorker» suggerisce di radere al suolo i palazzi italiani di epoca fascista perché costituirebbero apologia di regime. Invece di tenerci i miti del passato, anche quelli negativi, come promemoria di regimi da evitare, si verrebbe così a obnubilare tutto nell’amnesia neutra del nuovo. 

 

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