Si allarga lo scandalo Weinstein. Sospeso per molestie il capo degli Studios di Amazon

Roy Price allontanato dopo le accuse di una dipendente. L’ex della Miramax nel mirino anche di Scotland Yard

Harvey Weinstein, classe 1952, è un produttore cinematografico


Pubblicato il 14/10/2017
Ultima modifica il 22/10/2017 alle ore 02:30
Inviato a Washington

Lo scandalo Weinstein si allarga anche ad Amazon, e minaccia di travolgere l’intera industria di Hollywood. La compagnia fondata da Jeff Bezos ha infatti deciso di sospendere il direttore delle sue attività di intrattenimento, Roy Price, per due motivi: le accuse di molestie sessuali avanzate contro di lui da una dipendente, e la collaborazione che aveva avviato con l’ex capo della Miramax.  

 

La posizione di Weinstein si complica ogni giorno di più. Dopo l’inchiesta riaperta giovedì dal Dipartimento di polizia di New York, ora anche Scotland Yard indaga su possibili reati sessuali che avrebbe commesso nella capitale britannica. La minaccia di una incriminazione si fa più seria, anche perché le accuse stanno diventando sempre più gravi. L’attrice Rose McGowan, ad esempio, ha denunciato Harvey per uno stupro avvenuto nel 1997, e il suo account di Twitter è stato sospeso per la veemenza delle sue dichiarazioni. McGowan, che aveva lavorato a una coproduzione tra gli Amazon Studios e la compagnia di Weinstein, sostiene di aver informato Price della violenza: «Lui però mi ha risposto che non c’erano prove. Gli ho detto che la prova ero io, ma non mi ha ascoltata».  

 

La denuncia di Rose ha attirato l’attenzione sul comportamento del direttore degli Amazon Studios, già sotto la lente per l’accordo concluso con l’ex fondatore della Miramax, con il quale stava coproducendo due serie tv. Isa Dick Hackett, producer del programma «The Man in the High Castle», ha infatti accusato Price di averla molestata, durante un incontro avvenuto nel 2015: «Prima mi ha parlato dei suoi genitali, e poi mi ha detto che avremmo dovuto fare insieme un certo atto sessuale». Amazon ha subito reagito, annunciando di aver sospeso il suo dirigente: «Roy Price - ha detto il portavoce Craig Berman - è stato posto in aspettativa, con effetto immediato». 

 

Che Hollywood fosse un luogo dai costumi piuttosto facili è il segreto di Pulcinella, ma lo scandalo si sta facendo più grave e complesso, perché non si tratta più di questo. Il problema ormai non riguarda solo quello che due adulti possono decidere di fare o non fare consensualmente, e va oltre persino l’orribile pratica dell’abuso. Qui ormai sta emergendo un uso sistematico del potere da parte dei leader maschi dell’industria del cinema, per imporre la loro violenza sessuale alle donne. Anche il «sofà del produttore» è un’antica leggenda nel mondo dello spettacolo, ma le proporzioni e le modalità stanno colpendo pure chi la conosceva. Adesso che le vittime stanno prendendo coraggio, è probabile che le accuse si moltiplicheranno. Qualcuno magari denuncerà il tentativo di approfittare del clima per trarre vantaggi, ma è evidente che siamo oltre il caso singolo e interessato. Le attrici che si sono fatte avanti sono affermate, ricche e famose, e nella maggior parte dei casi non hanno bisogno di farsi pubblicità in questo modo. Se si lasciano coinvolgere in questa vicenda, è logico pensare che lo facciano perché il problema è grave e diffuso, e vogliono cercare di affrontarlo per risolverlo. La questione è diventata anche politica, perché Weinstein era un sostenitore e finanziatore di Hillary Clinton, e un amico della famiglia Obama, al punto che aveva offerto un lavoro estivo alla figlia del presidente Malia. I democratici, dopo qualche esitazione, hanno condannato il fondatore della Miramax, ma è chiaro che questa vicenda li ha indeboliti, nel caso volessero tornare a sollevare la questione del comportamento verso l’altro sesso del presidente Trump, come avevano fatto durante la campagna elettorale quando era uscita la sua registrazione che offendeva le donne. 

 

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