La tempesta che travolge il patriarcato

Dietro alle accuse di molestie ci sono decenni di soprusi vissuti nel silenzio
AP

(AP Photo/Shakh Aivazov)


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 12/11/2017 alle ore 12:22

Può accadere che i quadri si stacchino dal muro in cui erano rimasti appesi per decenni. E quando accade, proprio in ragione della loro passata e rassicurante immobilità, si tende a pensare che sia accaduto «all’improvviso», «senza una vera ragione», o si tende a individuare il responsabile in «quell’inaspettato colpo di vento».  

 

In realtà quel quadro era instabile da anni, anche se da fuori non sembrava: poi certo, se non ci fosse stato quel colpo di vento il quadro avrebbe resistito un altro po’, ma prima o poi, non c’è dubbio, sarebbe comunque caduto.  

 

Non è molto diverso quanto sta accadendo sul fronte delle accuse di molestie sessuali, che giorno dopo giorno investono nuovi nomi dello sport della politica dello spettacolo, in una sorta di caotico e sempre più indecifrabile poltergeist. Dietro ci sono decenni di soprusi vissuti nel silenzio, di donne colpevolizzate per essersi vestite in un modo anziché in un altro, per aver esagerato con alcol o droghe, per aver sbagliato orario, e di infinite variazioni sul tema «stai attenta a non metterti nei guai», «l’hai provocato», «occhi bassi» e via dicendo. 

 

Adesso che il patriarcato sta scricchiolando - perché le donne sono più emancipate, ma anche perché le loro ricette si rivelano più funzionali in un numero sempre maggiore di ambiti - ecco che quel sovraccarico di violenze accumulate diventa insostenibile, e si rovescia in maniera inevitabilmente scomposta. Non aspettiamoci educazione, in questa fase, né rispetto o attenzione per conclamati meriti e virtù. Sono in molti, in queste ore, a temere di veder saltare in aria carriere e annate di rispettabili apparenze, così come sono state molte, in passato, le ragazze e le donne costrette a cedere a ricatti (chi ha avuto la forza di dire no è perché se lo poteva permettere, anche soltanto grazie al fatto di essere stata più amata e per questo aver raggiunto una maggiore considerazione di sé). Non è escluso che si registreranno ingiustizie, e forse più d’uno sarà rovinato senza colpa, trovandosi così a condividere lo stesso destino di quelle vittime di violenza che pure, di colpa, non ne avevano alcuna. Quando la furia giacobina sarà passata - presto, ci auguriamo, e senza troppi danni, ma è bene non farsi illusioni al proposito - ci attenderà il compito di rimettere a posto la sconquassata casa della relazione uomo-donna. Si tratterà di studiare codici seduttivi diversi rispetto al passato, di immaginare narrative più egualitarie e non per questo meno amorose. Si potrebbe farlo insieme, uomini e donne. 

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