La mummia di Asti fa la Tac a 3000 anni e si restaura il viso

Pronta per andare in mostra a Jesolo

La Signora delle Ninfee, così è stata ribattezzata la mummia qui sottoposta all’esame tomografico computerizzato all’ospedale di Asti


Pubblicato il 14/11/2017
asti

Le hanno restituito il suo aspetto originario e ribattezzata Signora delle ninfee: è la mummia conservata nel Museo egizio di Asti. 

 

La signora, dalla veneranda età di circa tremila anni, e il suo sarcofago, sono in procinto di partire per Jesolo, dove dalla fine di dicembre saranno i «protagonisti assoluti» (lo dice la pubblicazione di Cultour Active di Trento che organizza l’evento) della importante mostra internazionale Egitto: Dei, Faroni, Uomini. La signora delle ninfee, che dimora stabilmente al Museo astigiano accanto ad Ankhpakhered più giovane di qualche secolo, è alla sua prima uscita ufficiale. 

 

Per l’occasione, il restauro del sarcofago e la ribendatura sono stati effettuati nel Laboratori Nicola di Aramengo. Il corpo è stato sottoposto all’esame tomografico computerizzato all’ospedale di Asti (eseguito dallo staff del primario Federico Cesarani, non nuovo a questo tipo di «pazienti»), grazie al supporto e alla collaborazione della Polizia criminale, per conoscerne lo stato di conservazione, stabilirne l’età (dai 30 ai 40 anni) e poter effettuarne, in modo scientifico, la ricostruzione del volto. Su questo aspetto ha lavorato il Sovrintendente della Polizia Scientifica Valter Capussotto che ha iniziato a fare qualche accenno sull’identità della «Signora delle Ninfee». «Tutto ancora molto in embrione - ha spiegato l’autore di molte ricostruzioni di volti anche e soprattutto per casi di cronaca nera -. Tra qualche settimana e per la mostra di Jesolo, saremo in grado di dare una ricostruzione fedele del volto della nostra signora misteriosa». 

 

Il nome, Signora delle ninfee, le è stato imposto per la scultura che la ritrae sul coperchio del sarcofago, raffigurata con fiori che le ornano i capelli e parti del vestito. Anche l’interno del contenitore funebre è finemente istoriato. Oltre a ricchi ornamenti floreali, sul fondo spicca una sacra figura con in mano un ramo di loto, un fiore che per la cultura del tempo andava molto al di là di una semplice funzione decorativa . «Si tratta di un pezzo molto raro - spiega il restauratore Gian Luigi Nicola riferendosi al sarcofago - di cui si conoscono pochissimi esemplari al mondo e che, per il fatto di possederlo, dà prestigio ad Asti. Nell’esplorare la mummia è saltato fuori un amuleto a forma di scarabeo».  

 

Al museo di Asti i reperti sono arrivati all’inizio del secolo scorso, grazie alla donazione dei discendenti della famiglia Maggiora Vergano. La mummia sottoposta ora a esame è stata consegnata al museo nove anni fa. Le collezioni egizie, ospitate, per ora, nel Complesso del Battistero, sono tra le più importanti in quanto accolgono oggetti di grande valore storico e archeologico. Alla presentazione dei risultati, l’assessore alla Cultura Gianfranco Imerito ha insistito «sul valore internazionale dello studio e sull’impatto che ha questa evidenza per la cultura di Asti».  

 

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