Peter Fill: “La formula per la velocità? La serenità della famiglia”

Il protagonista del secondo video di “Sci senza confini” è l’azzurro detentore della Coppa del Mondo di discesa libera: a casa ricarico le energie

Talento puro. Un salto di Peter Fill in allenamento a St Moritz. Fill è l’unico italiano ad aver vinto la Coppa di discesa libera


Pubblicato il 17/12/2017
Ultima modifica il 19/12/2017 alle ore 14:52

Peter Fill esce di casa in maglioncino. «Scusate, ci possiamo vedere tra mezz’ora? I bambini non hanno ancora pranzato». Maglioncino, polo e jeans come un qualsiasi impiegato che rincasa per la pausa pranzo. Solo che lui di professione è sciatore e conosce tutti i segreti della velocità: nelle ultime due stagioni è stato il più forte del mondo, vincendo la Coppa del Mondo di discesa libera. Casa Fill è un paradiso a fil di cielo: davanti e intorno solo prati verdi e lo sguardo si perde sino all’altipiano dello Sciliar, dove Peter ha iniziato a sciare da bambino. Ecco, i bambini. «Sarei contento se anche i miei figli sciassero, ma non sarò io a spingerli perché diventino sciatori come me».  

 

Fill è il protagonista della seconda puntata di «Sci senza confini», la web serie de La Stampa in collaborazione con Audi e la Federazione italiana sport invernali che quest’anno vi porta a scoprire i segreti dei campioni: un viaggio per conoscere come si allenano e anche come vivono in privato gli atleti della nazionale. Peter Fill è stato un talento precoce, perché a 16 anni dominava ovunque: che fossero le discipline tecniche o quelle veloci poco importava. Ai campionati italiani Juniores del 1999 vinse tutto. Precoce, anche perché due anni dopo conobbe Manuela e non se ne separò più. Manuela, la moglie né sciatrice, né sportiva. «E’ fondamentale nella mia vita. Sposarmi, mettere su casa, l’arrivo dei figli: credevo mi potessero frenare. E invece mi hanno fatto accelerare ancora di più, perché mi hanno dato la serenità». Lo hanno reso ancora più veloce e costante, tanto da farlo diventare il primo italiano ad aver vinto la Coppa del Mondo di discesa, impresa ripetuta nel 2017. 

 

«Ora - dice Peter - devo dare la zampata in un evento di un giorno». Già, dopo la vittoria a Kitzbühel nel 2016 - la pista regina della discesa - quest’inverno arriva la grande occasione della medaglia olimpica, a PyeongChang. «Nelle gare di un giorno conta tanto la fortuna. Ne ho avuta a Kitz, due anni fa. Magari mi ricapita in Corea. Se vuoi la medaglia, tutto deve filare per il verso giusto». 

 

A Casa Fill vince l’armonia. Dal prato in stile inglese, che arriva sin all’enorme porta finestra che regala una vista magnifica della parte bassa di Castelrotto, alla palestra che Peter si è fatto installare al piano inferiore. «Così posso allenarmi a casa, sottraendo meno tempo alla famiglia e lasciandolo al relax e al recupero». Questione di dettagli, «che alla fine, al mio livello, fanno la differenza – dice Peter -. Come ho fatto a vincere la Coppa? Sono stato molto regolare per un lungo periodo e ho lavorato tanto per affinare i particolari della mia sciata come la scorrevolezza, la progressività e i materiali. Ma il vero salto è stato mentale ed è legato alla mia nuova maturità». A 36 anni Peter Fill è ancora integro. «Devo sempre fare i conti con la schiena, che se carico troppo di lavoro va in crisi e fa i capricci». 

 

Le due coppe di cristallo simbolo della Coppa del Mondo e il trofeo dell’Hahnenkamm, che va al re di Kitzbühel, fanno bella mostra di loro nel salotto di casa Fill. «Mi fanno compagnia - spiega Peter -, quando sono a casa davanti alla tv. E mi danno gli stimoli per continuare a migliorare. Un po’ come in squadra». Già la squadra azzurra, che schiera altri campionissimo. «E’ una fortuna avere compagni così, come Domme (Paris, ndr) e Inner (Christof Innerhofer)». Peter, ma come si coltiva il senso della velocità? «Io ce l’ho nel sangue. Mi piace correre sugli sci, ma anche in macchina. Lo scorso anno sono stato in Belgio, per una gara dell’Audi TT Cup: mi sono divertito da matti e non sono neanche arrivato ultimo». In un amen la A4 stradale in dotazione a Peter arriva in cima all’altipiano dell’Alpe di Siusi, sopra Castelrotto. «Vengo quassù e ritrovo tutte le mie energie». In fondo il segreto di Fill è semplice: la forza della sua famiglia e la tranquillità delle sue montagne. Il resto lo ha messo lui.  

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