Silicon Valley, solo grassi e proteine per aumentare l’efficienza al lavoro

Spopola la dieta condannata dai nutrizionisti: un veleno per il fegato
REUTERS

Uova, bacon e burro: gli alimenti prescritti dalla Keto-dieta della Silicon Valley


Pubblicato il 08/01/2018
new york

Silicon Valley, si sa, non è più solo il distretto hi-tech degli Stati Uniti o il punto di riferimento dell’innovazione tecnologica globale. Quel pezzo d’America, feudo dei «Lord of Technology», ovvero i nuovi Paperoni del Pianeta, da Jeff Bezos a Mark Zuckerberg e Larry Page, è oggi un centro di potere politico e finanziario, ma anche uno stile di vita, noto come «radical-casual». Una tendenza a tutto tondo che incorpora in sé finanche uno stile alimentare. Perché - ed è questa la novità - la Valle del silicio ha anche una sua dieta che contempla una valanga di grassi, una buona quantità di proteine e il bando dei carboidrati.  

 

Una dieta che, in ultima istanza, rende i guru tech e gli aspiranti tali ancora più intelligenti e produttivi, secondo quanto loro stessi sostengono. Ben inteso, nessuna alchimia innovativa, visto che il regime alimentare si ispira alla «Keto diet», la dieta chetogenica. Si tratta di un regime che ha visto i suoi albori negli anni Venti e in medicina viene utilizzata primariamente per trattare casi di epilessia complicata sui bambini, ma anche casi di diabete. Uno dei suoi alfieri, secondo quanto riporta il sito «Healthline», è un italiano, il professor Gianfranco Cappello de La Sapienza di Roma.  

 

Il principio è quello di far bruciare al corpo umano i grassi anziché i carboidrati. Come? La «Keto diet» richiede di privare il corpo di carboidrati comprimendone al minimo l’assunzione (solo 50 grammi al giorno contro i 225-325 grammi raccomandati dalle autorità Usa), a favore di alimenti ricchi di grassi e proteine come carne, pesce, uova, formaggi, avocado. Senza i carboidrati, solitamente considerati il carburante del nostro corpo, si bruciano le scorte di grasso. E il regime alimentare aiuterebbe ad aumentare l’energia. Ebbene, i guru del distretto tecnologico puntano su questo regime alimentare per aumentare energia e concentrazione, e quindi produttività. Una teoria che fa storcere il naso a diversi nutrizionisti, ma che trova un testimonial in Melia Robinson, autrice di «Business Insider», che ha fatto da cavia, sotto il controllo di un medico specializzato. «Lo scorso anno ho trascorso due mesi mangiando pancetta, burro e avocado, per capire come mai il movimento keto fosse così popolare tra i lavoratori del settore tecnologico», racconta Melia, secondo cui il primo effetto virtuoso della dieta è di riorganizzare la piramide alimentare.  

 

Si abbattono i carboidrati tra i 20 e i 50 grammi al giorno, a seconda della storia medica e della sensibilità insulina del soggetto, ovvero l’equivalente di tre mele o un bagel (la ciambella salata del breakfast da asporto). I grassi sani, secondo la dieta, dovrebbero essere l’80% delle calorie di una persona, le proteine il 20%. Secondo il Center for Desease Control invece, mediamente gli americani prendono il 50% delle loro calorie da carboidrati, 30% dai grassi e il 15% da proteine. La dieta di Melia prevedeva colazioni a base di uova al burro e pancetta e snack frequenti durante il giorno con panna acida e formaggio. Dopo alcune settimane il corpo ha iniziato a consumare il grasso corporeo per sostituire i carboidrati. Dopo due mesi ha perso 8 kg, aumentando concentrazione ed energia. «Mi ha fatto sentire una supereroe», ha raccontato.  

 

Gli esperti, però, invitano alla cautela, prima di tutto perché all’inizio la perdita di peso dipende dal rilascio di liquidi. Inoltre, spiega Lisa Cimperman, dietologa della University Hospitals Case Medical Center di Cleveland, in Ohio, e portavoce della Academy of Nutrition and Dietetics, «quando il corpo entra in “ketosis” ci sono cedimenti muscolari, si accumula stanchezza e si entra in modalità di estrema fame, così diventa anche difficile perdere ulteriore peso». La dieta può quindi portare benefici a breve termine, ma sul lungo periodo presenta rischi, «a partire dall’affaticamento di reni e fegato». Con conseguente carenza di energia e concentrazione, così la «produttività» torna a scendere. 

 

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